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Vignale Monferrato

Posted by admin on 11 Giugno 2015
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La storia:

Il ritrovamento di tombe dei primi secoli dopo l’ età augustea, fa desumere che in origine doveva essere un luogo di sosta dei soldati che presidiavano la via che da Alessandria portava ad Asti, passando per Villa del Foro. Significativa a tal riguardo la chiesa di Santa Maria di Molignano, che incorpora iscrizioni e segni della cultura romana, nonché i ritrovamenti di alcuni blocchi scolpiti e numerose monete.

Le prime testimonianze del paese risalgono al Medioevo, citato in carte con i nomi di Vineale, Vinealis, Vignali, Vignalis, origine, appunto del nome Vignale. I primi ad insediarsi furono gli Aleramici, che lo annetterono al loro Marchesato prima di essere ceduto il 18 Agosto 1149 al Comune di Asti, dopo una breve parentesi sotto la protezione dei Signori di Lanerio. Da qui la citazione nel Codice di Asti, detto codex astensis e i primi contatti con la famiglia Callori, protagonista della storia del paese.

Gli stessi Aleramici ebbero il merito di costruire il castello, data la particolare posizione strategica e l’ altitudine che permetteva di controllare il territorio. Successivamente, a Vignale si insediò la famiglia dei Paleologi, che fece erigere le mura perimetrali e cominciò la realizzazione del complesso dei Servi di Maria: siamo giunti all’ epoca delle spedizioni verso le Americhe, alla quale partecipò anche un vignalese, tal Secondo Cornacchia.

Il secolo che seguì fu funestato da cruente battaglie, dovute alla guerra tra Francia e Spagna e per la successione al trono di Mantova e del Monferrato: gli scempi e i saccheggi terminarono con il trattato di Chateau-Cambresis del 1559. Nemmeno la peste risparmiò la popolazione vignalese: una prima epidemia si diffuse nel 1473, seguita da quella del 1502. Il flagello e la conseguente carestia fecero diminuire molto il numero degli abitanti, stimato in quell’ epoca attorno alle cinquemila unità.

L’ evento più tragico della storia di Vignale è datato 28 gennaio 1691: gli Alemanni reagirono con violenza all’ opposizione dei Monferrini e dei Francesi, la resistenza cadde presto sotto i colpi del forte esercito, il paese venne messo a ferro e fuoco, saccheggiato e infine dato alle fiamme: il bilancio finale parla di quasi duecento morti e di una lunga carestia in tutto il Monferrato.

Una volta passato il Marchesato di Savoia cominciò a svilupparsi la piccola proprietà contadina e, con lo sviluppo dell’ enologia moderna, la coltura della vite su larga scala che si affermò come simbolo di Vignale. Una forte epidemia di filossera a inizio secolo portò molta gente ad emigrare, riducendo la popolazione a circa un quarto rispetto al secolo precedente.

Nel 1974, tre anni dopo la morte di Federico Stanislao Callori, cardinale della Curia, il complesso di proprietà della nobile famiglia viene acquistato dalla Regione Piemonte, che vi instaura l’ Enoteca Regionale, inaugurata nel 1979, in concomitanza con la nascita del festival internazionale “Vignaledanza”, simbolo, con la vite, dell’ economia del paese.

Lo stemma comunale e il gonfalone rispecchiano a pieno le tradizioni e la cultura di questo pittoresco paese del basso Monferrato, sito su una delle colline più alte, dominante un panorama unico sulla catena delle Alpi.

Gli edifici:

Chiesa parrocchiale di San Bartolomeo: Fu progettata dall’ architetto casalese Magnocavalli, sull’ antecedente costruzione risalente al XII secolo. Alla sua morte, subentrò l’ architetto di corte Vitoli (XVIII secolo), autore della facciata neoclassica. Al suo interno sono presenti affreschi di L. Morgari, rappresentanti personaggi vignalesi, e un quadro del Moncalvo raffigurante Sant’ Agostino. Fu saccheggiata una prima volta dai francesi nel 1556 e riconsacrata nell’ agosto del 1621 dal Vescovo di Casale Mons. Scipione Pascale; in seguito anche i tedeschi nel 1691 la danneggiarono gravemente.

Chiesa della Beata Vergine Addolorata e convento dei Servi di Maria: Questa chiesa è dedicata alla purificazione di Maria Vergine e sorge all’interno del borgo quattrocentesco, a poca distanza dalla porta Urbica, antico ingresso al borgo medioevale. La costruzione fu iniziata dall’ ordine dei Servi di Maria tra il 1470 e il 1505 e fu ultimata ad inizio Seicento.

Lo stile è lombardo-gotico come testimoniano i contrafforti presenti sulla facciata. Al suo interno si può ammirare la Madonna “ dei sette dolori “ scolpita in un’ albero di pero e il coro composto da 20 stalli intarsiati. Questo edificio fu sede della confraternita dei “ Battuti Bianchi” laici devoti alla venerazione di santi locali, sorta nel Medioevo. Dal 1691 alla fine dei lavori per la ristrutturazione della chiesa di San Bartolomeo, venne utilizzata come chiesa principale.

Palazzo Callori: Progettato e costruito nel XVIII secolo, sul modello delle abitazioni patrizie di quell’ epoca. Per la costruzione furono utilizzati mattoni e tufo, seguendo uno stile neoclassicheggiante, povero di decorazioni esterne, ma imponente nelle dimensioni. All’interno della costruzione si possono ammirare ricche decorazioni e pitture murali settecentesche. Il palazzo è sede dal 1979 l’ Enoteca Regionale.

Castello: Austero complesso fortificato, venne fatto erigere dagli Alerami per la sua importante posizione strategica: permetteva di dominare le vallate del Rotaldo e del Grana e di controllare le principali strade verso il paese. La sua realizzazione risale al XII secolo, sono visibili ancora oggi i resti medioevali. Al suo interno conserva una bella cappella ottocentesca. Fece da teatro a numerose battaglie e fu il simbolo dell’estrema resistenza dei vignalesi all’ assalto degli Alemanni: correva l’anno 1691 e alla fine il bilancio fu di 71 persone morte.

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