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Serralunga di Crea

Posted by admin on 11 Giugno 2015
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La storia:

L’ abitato sorge su di uno sprone collinare dominante da sud la valle del torrente Stura. Il borgo viene citato per la prima volta in un documento del 1175; appartenne ai signori di Mombello, un ramo dei quali prese in seguito il titolo di Serralunga. Entrato quindi a far parte dei domini del Monferrato, nel XV secolo venne infeudato consortilmente a diverse famiglie tra cui ricordiamo i Radicati, i Forno ed i Tizzone.

Nel 1594 sotto Vincenzo Gonzaga il feudo venne riunito e dato alla famiglia Guasco di Alessandria; in seguito, dopo alterne vicende passò nel 1649 alla famiglia Sagramoso di Verona.

Nel 1835 vennero rinvenute in un campo alcune centinai di monete d’ oro spagnole, questo ritrovamento può essere considerato un vero e proprio risarcimento, infatti nel 1652 truppe spagnole invasero il paese portando rovina e distruzione. Per un certo periodo di tempo, durante la seconda guerra mondiale, soggiornò a Serralunga lo scrittore Cesare Pavese, ospite in casa Sini.

Gli edifici:

Santuario e Sacro Monte di Crea: Edificato nel XII secolo, all’ interno si possono ammirare alcune tele del Caire, di Macrino d’ Alba e della scuola del Moncalvo. Vi sono inoltre affreschi del XV secolo, la statua della Madonna di Crea in legno di cedro. Le origini di questo importante polo di attrazione devozionale sono molto antiche: era ricordato già nel IX secolo come luogo di culto nella Vita Sancti Eusebii.

Il primo documento in cui viene citato il Santuario di Crea riguarda una donazione dello stesso da parte del vescovo di Vercelli ai canonici dell’ abbazia di Santa Maria di Vezzolano e riporta la data del 4 dicembre 1152. I signori del Monferrato ebbero molta considerazione per questo luogo, in particolare, Guglielmo VIII Paleologo manifestò la sua devozione facendosi ritrarre con la moglie e le figlie nel ciclo di affreschi che decorano la cappella dedicata a Santa Margherita. I canonici di Vezzolano ressero il santuario sino al 1468, passò poi ai Lateranensi, ai Serviti ed ancora ai Minori Francescani; dal 1992 vine condotto dalla curia di Casale.

Lo stile originario è romanico, la facciata ha subito nel corso dei secoli numerosi rimaneggiamenti; l’ interno, suddiviso in tre navate, conserva opere di notevole pregio come la scultura lignea della Madonna di Crea che, dopo un accurato restauro effettuato nel 1981 da parte di Gian Luigi Nicola, ha permesso di poter attribuire l’ opera alla mano di uno scultore piemontese della metà del Duecento.

Notevole la tavola raffigurante la Madonna con Bambino e Santi, opera autografa di Macrino d’ Alba realizzata nel 1503. Gli affreschi che narrano la vita di Santa Margherita d’ Antiochia, nella cappella omonima, risalgono al XV secolo. La galleria degli ex voto è uno spaccato molto suggestivo della forte fede popolare che si è stretta nel passato attorno al santuario.

Il Sacro Monte si erge su uno dei colli più elevati del basso Monferrato; il progetto, realizzato nel 1589 da Costantino Massino, ha nel tempo subito alcune modifiche. Attualmente è composto da ventitré cappelle in cui sono rappresentati i misteri del Rosario e cinque romitori.

I dipinti alle pareti risalgono ai primi decenni del Seicento e sono opera di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo e di Giorgio Alberini; i gruppi statuari in terracotta policroma sono in gran parte opera di Giovanni e Nicola de Wespin, meglio conosciuti come i Tabacchetti.

Merita un cenno particolare la ventitreesima cappella, detta “il Paradiso” dedicata all’ incoronazione di Maria. L’ opera scultorea che è stata restaurata nel 1995 a cura del laboratorio di restauro Nicola di Aramengo, è composta da ben centosettantacinque figure e venne eseguita nei primi anni del Seicento dai Tabacchetti.

Parrocchiale di San Sebastiano: Situata nella parte più alta del paese, è una costruzione avente in origine forme gotiche, che fu terminata in altri stili in epoche successive.

Monumento al Medico Condotto: Su un piedistallo tufaceo, nella cui fronte sono collocati sedici pannelli bronzei con episodi relativi alle vite di alcuni medici condotti. Domina il monumento la statua di una figura femminile: una madre che allunga le braccia sulle quali regge il figlio.

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