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Ottiglio

Posted by admin on 11 Giugno 2015
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La storia:

Il paese è nominato per la prima volta nel diploma del 1164 con cui Federico Barbarossa cedette questo ed altri territori al marchese di Monferrato Guglielmo detto il Vecchio. Iniziò così un processo di lenta trasformazione: la crescita della piccola comunità ottigliese avvenne per lo più “a scapito” dei borghi vicini, tra cui Casuzzo, Cressano, Zotengo, i cui abitanti, spinti dalla politica dei marchesi del Monferrato, finirono con l’abbandonare i villaggi sparsi per raccogliersi intorno alla rassicurante fortificazione di Ottiglio. L’esistenza di quest’ultima è testimoniata per la prima volta in un atto redatto il 23 marzo 1306 in castrum Tilii dal notaio Rufinus Pioleta.

Oltre alla sicurezza, non è da sottovalutare l’importanza di trovare un rifugio e un riparo di fronte ai flagelli della peste e ai pericoli della carestia, vere e proprie minacce che caratterizzarono la storia trecentesca del Monferrato.

Ottiglio assunse così l’inconfondibile assetto urbanistico difensivo tipico del periodo feudale: nel punto più elevato sorge il castello, fortificato e adibito a dimora del feudatario, poco distante si trova la chiesa parrocchiale; le abitazioni sono invece disposte ad anfiteatro, seguendo le curve del terreno, e protette dall’ ultima cerchia di edifici, più alti e con chiara funzione difensiva. Tra i vari feudatari che si susseguirono sono da ricordare i De Tiglio, i Valperga, i Bellioni d’ Altavilla, i Montiglio di Casale, i Plano di Garsano i Rampini di Ottiglio e i Curioni di Olivola.

Il 16 marzo 1494 vennero approvati gli statuti comunali ad opera della marchesa Maria di Serbia, reggente pro tempore del primogenito Guglielmo IX. Questo importante atto rappresentò la volontà di governare la comunità con una legge stabile. La classe rurale , in particolare, riuscì ad ottenere alcuni riconoscimenti, tra cui il diritto di avere magistrati propri, l’ alleggerimento dei pesi feudali e l’ emanazione di sanzioni molto severe per coloro che avessero danneggiato le coltivazioni.

Nel 1604 il cancelliere del senato di Casale, Evandro Baronino, redasse una dettagliata descrizione della situazione demografica di Ottiglio: in quel momento il Comune era composto da 219 famiglie, per un totale di 1023 abitanti.

Il XVII secolo fu un periodo decisamente problematico e travagliato per il paese, che oltre ad esser colpito dall’ epidemia di peste subì pesanti saccheggi e distruzioni da parte degli eserciti francese e spagnolo. Con il passaggio a casa Savoia, avvenuto nei primi anni del Settecento, la situazione migliorò, ed iniziò un periodo di maggiore stabilità politica ed economica. Da quel momento in poi Ottiglio ha seguito le vicende dei Savoia e dell’ Italia.

Nei due grappoli d’ uva presenti nello stemma, vengono ricordati il Barbera e il Grignolino, i due vitigni fondamentali per l’ economia del paese, conosciuti anche all’ estero. Le otto stelle ricordano invece gli otto feudatari che dominarono nei secoli scorsi su Ottiglio: i Belloni, i Burzi, i Carelli, i Guarneri, i Montiglio, i Plani, i Rampini, i Curioni-Guazzi.

Gli edifici:

Chiesa di Sant’ Eusebio: Parrocchiale, sorge su un preesistente edificio religioso dedicato a San Giuseppe. L’ attuale costruzione, che risale ad un ampliamento effettuato tra il 1898 e il 1902, si presenta a tre navate delimitate da archi e con volte sostenute da pilastri con capitelli corinzi.

Parrocchiale di San Germano: Costruita a partire dal 19 aprile 1761 e consacrata il 30 luglio 1769 da monsignor Giuseppe Luigi Avogadro, è attribuita al Magnocavalli. L’ interno è a tre navate, scandite da capitelli corinzi che sostengono volte affrescate. L’ altare centrale domina il presbiterio ed è coronato da un coro ligneo intarsiato di pregevole fattura.

Chiesa di San Francesco: In frazione Moleto, parrocchiale. Fu edificata nell’ ultimo decennio del XVII secolo ed ampliata ad inizio Novecento. All’ interno, dietro l’ altare maggiore, è conservata una tela raffigurante la Vergine con il Bambino, San Giovanni Battista e, presumibilmente, San Germano.

Villa Celoria: In frazione Moleto. Dimora signorile di inizio Novecento dell’ astronomo casalese Giovanni Celoria. Sul portale di accesso principale spicca il motto latino concordia servatur domus.

Chiesetta di San Michele: In frazione Moleto, nella borgata omonima, fu edificata intorno al XII secolo in conci di tufo a con facciata a capanna. Ad un’unica navata e di dimensioni assai ridotte, l’ edificio presenta un’ abside semicircolare, nel quale si apre una piccola monofora. All’ esterno, le pareti laterali sono arricchite da una cornice con archetti pensili che poggiano su piccole mensole. La chiesetta venne letteralmente “smontata” nel 1968 e trasferita dal luogo originario a quello attuale.

Chiesa di Madonna dei Monti: Sorge sul colle denominato “Madonna dei monti”, uno dei più elevati del Monferrato (379 m.). Ricordato sin dal XIII secolo come ecclesia Sanctae Mariae de montibus, l’ edificio conserva ancora tratti dell’ originaria architettura romanica nonostante nel corso dei secoli sia stato oggetto di numerosi e successivi rimaneggiamenti. La parte più interessante è senza dubbio l’ abside, divisa in tre parti da agili colonne che terminano con capitelli scolpiti a forma di foglia ed illuminata grazie a tre monofore dallo stile molto raffinato.

Grotte dei Saraceni: Nella valle dei Guaraldi, sotto il colle di San Germano, si parono queste cavità non ancora del tutto esplorate anche perché nel corso del XVII secolo il governo mantovano decise di ostruire parte dei cunicoli, perfetti nascondigli per i fuorilegge. Numerose e fantasiose le leggende che si sono sviluppate attorno a questo luogo, nelle quali a feroci califfi che vi torturavano i prigionieri si affiancano i racconti di tesori nascosti o degli incanti della fata Alcina, che periodicamente ricompare attorno alle grotte.

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